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''E’ così, non vale niente''

OMICIDIO NICA. Questo il titolo della nota struggente della sorella di Daniele dopo la condanna a Stefano Risi. Desirè: «Ricordatevi tutti di mio fratello perchè lui come tanti altri vi dimostra ancora una volta che in questa vita c’è davvero una cosa che non vale niente: la giustizia italiana»  

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI - Una nota struggente, intensa, profonda  quella pubblicata su Facebook da Desirè Nica, sorella di Daniele, il 16enne ladispolano falciato sulla Statale Aurelia a luglio del 2016, nei pressi del noto locale Pinar, da una Mercedes guidata dal cerveterano Stefano Risi.  Martedì pomeriggio si è concluso il processo di primo grado con rito abbreviato a suo carico e quella condanna per omicidio stradale ritenuta così tenue, dieci mesi e venti giorni di reclusione con sospensione della pena detentiva, non va giù ai familiari della vittima. La rabbia esplode come uno tsunami. Indignazione e incredulità si mescolano in un turbinio di emozioni. La delusione, lo  sconcerto  e lo sconforto sono i sentimenti che prendono il sopravvento. «E così, non vale niente» è il titolo che Desirè sceglie per ricordare quel fratello nel vano tentativo di instaurare un dialogo con chi non può più rispondere. E’ un messaggio profondo il suo, che tocca tanti aspetti: «Quel sorriso, per loro non vale niente. Non vale niente quello sguardo pieno di vita. Non valgono niente, quelle braccia incapaci di stringere tua madre, di aiutare tuo padre. Non valgono niente i baci che non darai a tuo fratello. Non vale niente il tempo che non avrai. Non valgono niente i sogni spezzati, le promesse che non potrai mantenere. Non valgono i film che non vedrai mai, le canzoni che non canterai. Non valgono le ragazze che non hanno avuto la fortuna di sapere che bravo marito saresti stato, non valgono gli sguardi d’amore che non ti faranno mai tremare le ginocchia. I figli, quelli che avresti amato... Anche loro non valgono niente. Non vale niente il dolore di tua madre e tuo padre, quello di tua sorella, di tuo fratello, dei tuoi nonni. Non vale niente questa condanna a vita che ci è stata regalata gratuitamente. Vaglielo a dire, a queste persone, quanto vale ogni tuo singolo respiro amore mio. Per loro non vale». 
E’ il culmine del dolore struggente di una sorella consapevole che non riabbraccerà mai più l’amato fratello e la sua giustizia diventa  la “coscienza”, quella che toglierà il sonno ai responsabili  a vario titolo, e qui esce uno sfogo spontaneo di umana comprensione come una rivalsa per quanto le è stato levato e per ciò che le è stato negato:  «Gli auguro di non dormire mai più una notte serena per tutta la vita. A chi ti ha lasciato andare in macchina con uno sconosciuto invece di aspettare che tuo padre venisse a prenderti. A chi ti ha lasciato di notte, su una strada statale. A chi guidando oltre i limiti di velocità ti ha ucciso. A chi oggi, ha scelto di dire che la tua vita non vale niente». 
E infine il monito «Ricordatevi di mio fratello, tutti, perché lui come tanti altri vi dimostra ancora una volta che in questa vita c’è davvero una cosa che non vale niente: la giustizia italiana» siglato con l’hashtag ‘‘Vittimedellostatonondellastrada’’.  
E si, «vittime dello Stato non della strada» dice Desirè forse con l’obiettivo primario di attaccare quella nuova legge sull’omicidio stradale che presenta di fatto tante criticità. Una legge che non ha inserito fra le aggravanti la distrazione, in particolare quella per uso del cellulare o smartphone, che è la prima causa di incidenti stradali, come indicano le statistiche.

(06 Dic 2018 - Ore 09:30)

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