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Dimissioni Mencarini, a Tarquinia un consiglio incandescente

VIDEO Un’ora di discussione tra momenti di alta tensione e toni accesi per la presa d'atto delle decisioni del primo cittadino che ha tempo fino al 24 settembre per ripensarci. Dall'opposizione: "Fuori la verità su registrazioni e altro". La maggioranza: "Decisi ad andare avanti per l'attuazione del programma"

TARQUINIA - Un’ora di discussione tra momenti di alta tensione e toni accesi. Tutto in un consiglio convocato per ratificare le dimissioni del sindaco Pietro Mencarini a 15 mesi dall’insediamento della maggioranza. Un sindaco che, come previsto, non era in aula. 

L’assise di ieri, svoltasi in un’aula gremita, non ha dissipato (ma non poteva farlo per la natura stessa del consiglio e anche per l’assenza del sindaco) i dubbi della minoranza circa le ragioni politiche addotte da Mencarini all’indomani delle dimissioni protocollate il tre settembre.  Ha messo in rilievo, invece, la volontà di tutti i consiglieri della maggioranza di andare avanti nell’azione amministrativa se il sindaco, in questi residui dieci giorni utili per l’eventuale revoca, deciderà di ritirare le dimissioni. (agg. 14/09 ore 14.04) segue

TARQUINIA SI SALVERA'. “Tarquinia, in ogni caso - ha detto il presidente del consiglio Arrigo Bergonzini, parafrasando Cardarelli - si salverà nonostante i  tarquiniesi”. Una dichiarazione che ha generato non poche reazioni in chiusura di una assise scandita da caos, fischi e applausi.

Nulla di nuovo negli interventi dell’opposizione che nella sostanza ha invocato la ‘’verità sui fatti’’, tirando in ballo non solo le presunte registrazioni nella stanza del sindaco ma anche la vicenda del saluto romano. 

NEGATE LE RIPRESE AUDIO-VIDEO. Dopo lo scontro iniziale sulle riprese audio-video dell’assise, negate da Bergonzini dopo il parere negativo del consigliere Marco Bordi, e le contestazioni del consigliere Moscherini favorevole alle riprese e intervenuto anche per rimarcare l’assenza di motivazioni nella lettera protocollata dal sindaco, è toccato all’opposizione prendere la parola. 

IL M5S. Ernesto Cesarini (M5S) ha chiesto la lettura delle dimissioni del sindaco. La platea ha così appreso che nessuna motivazione è stata addotta nella lettera di dimissioni protocollata il 3 settembre. Dimissioni che, ha spiegato Bergonzini, scadranno il 24 settembre, 20 giorni dopo la data del protocollo come da parere del Consiglio di Stato. Parere peraltro richiesto proprio dal Comune di Tarquinia su richiesta dell’Università Agraria a seguito delle dimissioni dell’ex presidente Alberto Blasi (Pd). (agg. 14/09 ore 14.30)

LA VERITA' INVOCATA DA RANUCCI. Anselmo Ranucci (Pd) ha aperto il dibattito vero e proprio con un discorso che,  partito con toni bassi è finito poi per accendere gli animi.  Dopo un ringraziamento a Bergonzini che in un passaggio ha sottolineato di aver ricevuto in eredità un comune virtuoso, Ranucci è passato all’attacco: “Dopo il terremoto politico di questi giorni e le notizie circolate e riportate dalla stampa – ha detto Ranucci - e dopo le sconvolgenti rivelazioni del sindaco, non ci resta che invocare che torni a riecheggiare in questo consesso, l’unica cosa che non ha colore politico, non è di destra né di sinistra, e che in questo periodo è stata troppe volte mortificata, insabbiata e nascosta;  l’unica cosa richiesta a gran voce da tutti i cittadini, da quelli che hanno votato questa amministrazione a quelli che non l’hanno votata. L’unica cosa che tutti gli uomini di buon senso vogliono sapere sempre, anche se molte volte è spiacevole: la verità. La verità può far male qualche volta ma le bugie fanno sempre male, quindi fuori la verità. Le dichiarazioni del sindaco sono state chiare, cristalline. Non lasciano dubbi o spazio a interpretazioni personali o di parte”. Ranucci ha richiamato diversi passaggi giornalistici, citando parole come ‘’ricatti’’ dai quali la maggioranza ha preso subito le distanze: “Non ci risulta che il sindaco abbia pronunciato queste parole”.  “Stavolta non bastano più le parole - ha aggiunto Ranucci - i cittadini chiedono a gran voce i nomi dei responsabili, i nomi degli autori di questo vero disastro politico. Basta le mezze verità, questa volta non si insabbia o nasconde più nulla. La città attende ancora di sapere la verità sui fatti incresciosi accaduti nella stanza del vicesindaco. Dopo mesi siamo ancora qui ad aspettare se in quella stanza c’erano istituzioni perché in quella stanza sono stati offesi i valori più importanti della nostra democrazia. Un fatto increscioso, nascosto ancora nella sabbia dell’arroganza, della tracotanza, e  dell’indifferenza di molti dei presenti”. “Stavolta – ha aggiunto Ranucci - cambia un’amministrazione che viene praticamente eletta dal popolo e che lascia Tarquinia senza guida, senza amministrazione, senza futuro. Stavolta fuori i nomi, fuori la verità fuori i responsabili di questo sfascio. Perché siano banditi da tutti nelle future scelte politiche amministrative di questa città. Chiediamo a gran voce, c’è dell’altro? Leggiamo che il sindaco Mencarini è stato spiato nel suo ufficio, intercettato, che  ci sarebbe un mandante;  che a Tarquinia un telefono spiava il sindaco e che è stato chiesto l’intervento della Procura. Se non è vero lo si dica pubblicamente, perché è un fatto di una gravità inaudita che getta fango sull’intera città. La storia di questa amministrazione finisce qui, anche se con il classico colpo di coda si rinviasse l’epilogo di qualche mese o magari fino al termine della consiliatura. Spetta alla parte sana di questa maggioranza, e ce ne sono, dirci la verità; abbiate uno scatto d’orgoglio, lasciate perdere documenti strazianti di fiducia al sindaco. Prima che la storia si dimentichi del vostro passaggio, abbiate il coraggio di dirci la verità, lo dovete a chi vi ha eletto, lo dovete al vostro sindaco. Lo dovete alla vostra intera città. La verità è sempre illuminante, anche se spiacevole; la verità ci aiuta ad essere leali e coraggiosi e spero che qualcuno possa seguire questo straordinario messaggio. Questo incredibile insegnamento di un grande uomo, morto perché credeva nella politica; che sapeva il potere della parola più che dei numeri, e che amava il suo paese, il compianto Aldo Moro”. 

Da parte di Cesarini la richiesta alla maggioranza di dire qualcosa, “perché non è possibile procedere nel discutere senza sapere le reali motivazioni. “Le forze politiche ci spieghino cosa vogliono. Ci diano delle spiegazioni per avviare un dibattito politico concreto”. Necessario l’intervento di Bergonzini che ha ricordato che il consiglio andava “trattato come se fosse una mozione”. “Tutti intervengono, ognuno dice la sua – ha ricordato Bergonzini - ma non si può disquisire sui singoli provvedimenti amministrativi”. (agg. 14/09 ore 15)

LA MAGGIORANZA. “Questa seduta non può dare risposte  - ha ribadito poi la consigliera Federica Guiducci - Questa seduta può soltanto comunicare. Tra l’altro l’assenza del sindaco impedisce proprio le risposte che puó dare solo lui”.  Quindi, per voce della Guiducci, la posizione della maggioranza, tutta: “Indubbiamente non è facile per noi affrontare questo argomento, - ha scandito Federica Guiducci - ma riteniamo doveroso comunicare che, preso atto delle dimissioni del sindaco, in questi giorni abbiamo mantenuto e manteniamo tuttora aperto un dialogo con il sindaco e abbiamo presentato varie proposte di risoluzione ai problemi richiamati nel comunicato che ha fatto seguito alla lettera di dimissioni presentate il 3 settembre 2018”. “Teniamo a sottolineare come talvolta la dialettica politica implichi anche momenti di dibattito tra le parti – ha aggiunto - come inevitabilmente avviene in tutte le amministrazioni, compresa la nostra; ma questi confronti, anche se forti, sono sempre stati finalizzati da parte nostra (consiglieri di maggioranza e assessori) al raggiungimento di una sintesi. Possiamo assolutamente ribadire che non c’è stata mai chiusura da parte del sindaco ad un possibile quanto auspicato ritiro delle dimissioni, tanto che ha ascoltato con interesse e attenzione tutte le proposte che sono tuttora in fase di valutazione nell’ambito dei termini previsti dalla legge”. 

“Volevo che risultasse evidente – ha detto anche Federica Guiducci - l’interesse dell’intera maggioranza al proseguimento dell’azione amministrativa per l’attuazione del programma per il quale è stata votata dai cittadini, nonché per la definizione di alcuni progetti primari per la città che erano in corso di definizione ed oggi sono così rimasti in sospeso: riqualificazione urbanistica di San Giorgio a quella di Sant’Agostino, attuazione della legge regionale della rigenerazione urbana; partecipazione a diversi bandi per il finanziamento regionale, e non;  e realizzazione acustica del territorio comunale. Permetteteci anche  di definire fantasiose le molteplici illazioni create da più parti. Sentiamo invece il bisogno di rinnovare l’invito ad un’attenta riflessione del sindaco Mencarini alle proposte presentate e  a superare questa fase, dichiarandoci a disposizione sua e di tutta la città nell’esclusivo interesse generale”.  (agg. 14/09 ore 15.30)

IL CASO REGISTRAZIONI. Dall’opposizione, Sandro Celli (Pd), è tornato a chiedere risposte chiare: “Bisognava prima ascoltare quello che aveva da dire questa maggioranza.- ha detto Celli -  È chiaro e ineluttabile il fatto che le dimissioni del sindaco sono avvenute per ragioni politiche come da lui stesso dichiarato. Solo la maggioranza può spiegarci le ragioni di una crisi che è indubbiamente e oggettivamente profonda. Credo che sia un goffo tentativo quello di cercare di cambiare l’ordine delle cose e la realtà. Politicamente lo trovo vergognoso; e dal punto di vista umano e morale lo trovo patetico. Qui nessuno della maggioranza ha mai smentito quanto è stato scritto.  Se fossero state fantasie giornalistiche la maggioranza avrebbe dovuto smentire. Se non è vero che il sindaco era spiato,  perché nessuno lo  smentisce? Un fatto così grave non può essere lasciato e snobbato. E va smentito nel fatto.  Prima di tutto dal sindaco.  E non solo non lo ha fatto, ma nessuno ha preso le distanze, come al solito. Questa è una maggioranza che si è presentata come una maggioranza della condivisione e del dialogo poi però si è sempre nascosta dietro un silenzio assordante e imbarazzante su tutti quelli che sono stati passaggi e le cose che hanno procurato un grande imbarazzo alla città. E la città chiede risposte. La prima volta avete disertato il consiglio; la seconda volta, quando non potevate farlo,  vi siete chiusi dietro un mutismo arrogante e imbarazzante in cui non ci dite nemmeno quali sono le ragioni sulle quali si basa questa crisi clamorosa che lascia Tarquinia senza una guida, commissariata dopo quindici mesi”. “Questa – ha attaccato Celli - è irresponsabilità. L’insupponenza  e l’arroganza di alcuni ha portato dietro anche altre componenti della maggioranza che sono sane e hanno dato tutto e che si sono messe a disposizione della città, credendoci e che poi si sono trovate di fronte a forze politiche che hanno iniziato solo a fare veti incrociati. Per che cosa? Giochi di potere? Per mettere in imbarazzo un’intera amministrazione? Che non ha fatto neanche un centimetro in avanti. Indipendentemente dai cavilli normativi,  è chiara la volontà del sindaco. Voi ci dovete dire se quanto riportato sui giornali è vero oppure no. Bastano poche parole”.  “Credo siano di una chiarezza disarmante – ha concluso Celli - le motivazioni del sindaco che ha giudicato questa maggioranza come nessuna opposizione avrebbe mai potuto fare. Va ringraziato questo sindaco; il suo è stato un atto di dignità politica e responsabilità assoluta. Concludo nel dire che quello che questa maggioranza ha rappresentato per Tarquinia in questi quindici mesi, non lo dice l’opposizione che potrebbe essere di part,  ma lo dice pedissequamente e chiaramente il sindaco; e su questo non c’è alcun dubbio. Se non condividete quello che ha detto il vostro sindaco abbiate il coraggio di alzarvi e dire che non è vero quello che ha detto e quindi smentite i giornali. Oppure se  è vero quello che ha detto ma non siete d’accordo ditelo. Prima di andarvene spiegate tutte le cose. Spiegateci tutto quello che vuole sapere la città”. (agg. 14/09 ore 16)

LO STOP DEL PRESIDENTE BERGONZINI. Nel caos generale, necessario un nuovo intervento del presidente Bergonzini , che ha stoppato l’assise richiamando i termini dell’ordine del giorno. “Qui non si sta discutendo più sulle dimissioni del sindaco. Nel momento in cui il dibattito viene basato sulla responsabilità virtuale della maggioranza che avrebbe indotto il sindaco a questa soluzione amministrativa non si può procedere. Non credo si possa mettere in discussione l’onestà materiale o virtuale dei componenti di questa maggioranza. Tutte queste disquisizioni potranno essere oggetto della futura campagna elettorale”.  Quindi le ultime parole di congedo: “Mi associo al sindaco che ringrazia soprattutto i dipendenti comunali – ha detto Bergonzini -  un patrimonio che va salvaguardato. Ad ottobre avrei voluto partecipare all’inaugurazione del teatro a trent’anni di distanza da quando se ne cominciò a parlare e lavorare. Parafrasando Cardarelli, posso dire che tutto sommato 'Tarquinia si salverà nonostante i tarquiniesi'”. (agg. 14/09 ore 16.30)

VIDEO

(14 Set 2018 - Ore 14:04)

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