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DIG.Eat 2018, le opportunità del regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr)

ROMA – “Dal 25 maggio vorremmo che, anche attraverso il dibattito che stiamo stimolando a livello nazionale, la PA, l’impresa e il cittadino si approccino a questo nuovo regolamento in ambito di trattamento e protezione dei dati con il corretto modus operandi, ovvero con un approccio legato più agli obiettivi che al mero adempimento burocratico e formale di una normativa che in Italia prevedeva già degli obblighi e delle sanzioni in ambito privacy”. È questo l’auspicio del direttore di Anorc Alessandro Selam intervistato dall’agenzia Dire sull’imminente adeguamento al Gdpr (General Data Protection Regulation-Regolamento 679/2016) europeo a margine di DIG.Eat, l’evento nazionale organizzato da Anorc, Anorc Professioni e Aifag con la collaborazione di Euronot@ries e del Digital & Law Department, giunge quest’anno alla sua undicesima edizione, come sempre ispirata a un tema in grado di animare e sostenere il confronto critico e costruttivo sul percorso di digitalizzazione e privacy.
“Abbiamo organizzato questa XI edizione del DIG.Eat utilizzando il nuovo format del processo per rendere più appetibile ciascuno degli argomenti individuati come argomenti forti per il digitale nazionale di quest’anno- specifica Selam- e abbiamo accompagnato questo nuovo format con degli approfondimenti lato azienda e lato professionisti in altre situazioni sfalsate rispetto agli incontri previsti per la sala principale”. Un nuovo format, quello dell’edizione 2018, voluto dagli organizzatori “per alleggerire il dibattito sul digitale e renderlo più accattivante per coloro che in Italia ormai da anni si occupano di digitale”, sempre nella prospettiva della ricerca di una soluzione alle domande su “protezione dei dati, digitalizzazione e riuso dei software all’interno della pubblica amministrazione “. “Il prossimo anno- conclude il direttore di Anorc- come prima cosa dovremo fare un’autocritica e un’analisi per valutare se l’intento del legislatore europeo, quello della compliance rispetto alla protezione del dato, è stato preso in pieno, e da lì sviluppare le tematiche che saranno più sensibili e di primario interesse: la sanità in primis e poi la tutela del dato dei cittadini in generale”.

“Il Gdpr (General Data Protection Regulation-Regolamento 679/2016, ndr) è un’opportunità per la digitalizzazione perché non introduce grosse modifiche ai contenuti informatici che una pubblica amministrazione o un’azienda devono affrontare per garantire un servizio adeguato ai tempi e tecnologicamente evoluto, ma consente di focalizzare la propria attenzione su alcuni aspetti e garantisce gli utenti dei servizi che vengono erogati da questi attori”. Così all’agenzia di stampa Dire Maria Pia Giovannini, dirigente responsabile della Direzione ‘Tecnologia e Sicurezza’ delle aree ‘Architetture standard e Infrastrutture’ e Tecnologie digitale’ dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) sull’imminente adeguamento della legislazione italiana al Gdpr, a margine dell’XI edizione di DIG.Eat. DIG.Eat, l’ormai tradizionale appuntamento organizzato da Anorc, Anorc Professioni e Aifag con la collaborazione di Euronot@ries e del Digital & Law Department, torna anche quest’anno nello spazio Roma Eventi de lla capitale per animare e sostenere il confronto critico e costruttivo sul percorso di digitalizzazione e privacy. E torna con una formula originale, un Atrium del digitale animato dal susseguirsi di una serie di processi con tanto di accusa, difesa e giuria popolare, ciascuno dedicato a una tematica specifica.
“I problemi principali che il Gdpr affronta- chiarisce Giovannini- sono la conoscenza e la consapevolezza da parte di un ente o di un’impresa di cosa e di come si gestiscono i propri dati, di quale sicurezza utilizza per il proprio patrimonio informativo. Questo non avviene se non vengono utilizzate strumentazioni adeguate, se non c’è un approccio, come la legge dice, by design by default, con cui vengono disegnati e progettati i sistemi informativi, se non c’è un buon sistema di gestione di workflow aziendale e gestione documentale, se non c’è una tracciatura dei procedimenti. Il fatto che la legge imponga, attraverso l’introduzione di sanzioni, la possibilità che queste cose vengano fatte bene evidentemente è un grande aiuto”. Il Gdpr, specifica la dirigente AgID, si applica a tutti gli enti pubblici e privati, con delle differenze in base alla tipologia di struttura: “Il fatto che sia così pervasivo- sottolinea- significa che non è soltanto il pubblico che si deve automatizzare, né soltanto l’impresa che deve essere competitiva, ma devono essere tutti. Quindi c’è un innalzamento generale di tutto il sistema Paese che potrà utilizzare gli strumenti digitale con maggiore consapevolezza”.
Proprio Giovannini è stata la protagonista del primo processo dell’Atrium, quello al Gdpr: “Il processo che ho guidato è stato estremamente interessante perché ha messo a confronto su criticità e opportunità del Gdpr la voce autorevole di Anorc con quella del garante, l’authority che ha seguito passo passo fin dall’origine il codice precedente e l’innovazione del Gdpr. Tutta la giuria- spiega- ha convenuto che in effetti è una buona cosa avere una data in cui il Gdpr entrerà in funzione (25 maggio 2018, ndr) perché il problema non è avere leggi scritte bene, ma avere leggi efficaci perché vengono applicate e una volta introdotte portano dei benefici al Paese. La tecnologia e la digitalizzazione non sono problemi di sistema nazionale- ribadisce Giovannini- Si tratta di una sola struttura internazionale in cui i dati viaggiano in altri contesti che, se non hanno le stesse regole, possono portare a danni inenarrabili, come nel caso di Cambrighe Analytica. Andiamo avanti su questa linea di protezione- conclude- attraverso norme più diffuse e generali che ci possano dare una maggiore speranza che nel futuro i dati possano essere più protetti”

“Un tema che si incastra molto con le certificazioni, con il Gdpr (General Data Protection Regulation-Regolamento 679/2016, ndr), con il Cad (Codice dell’Ammnistrazione Digitale) e la gestione documentale, cari alla pubblica amministrazione, è quello della contaminazione digitale. Solo l’unione di diverse professionalità, come quelle di manager, giuristi, tecnici informatici, politici, esperti di organizzazione, può concorrere a raggiungere determinati obiettivi. Il Gdpr non sarà mai un successo, come alcuni tipi di certificazioni, se non facciamo convergere professionalità diverse su uno scopo preciso”. Così all’agenzia di stampa Dire il Cio della Corte dei Conti Luca Attias a margine dell’XI edizione di DIG.Eat.
“DIG.Eat è un esempio di questo tipo- sottolinea Attias- Andrea Lisi (presidente Anorc Professioni, ndr) da anni cerca di sviluppare percorsi e di organizzare convegni e progetti in cui inserisce professionalità di vario tipo. Anche nella PA i progetti di maggior successo sono quelli in cui ognuno ha fatto il proprio lavoro, dove l’analisi dei requisiti non è stata svolta da tecnici informatici, ma da chi ha competenze su specifiche funzioni. Solo quei progetti- conclude- sono andati a buon fine”.

(12 May 2018 - Ore 19:54)

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