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Caso Cfft, la bananiera dirottata a Livorno

L'Adsp ha proseguito sulla sua strada: nessun accordo tra le parti. E a rimetterci è lo scalo. Borgioni (Filt Cgil): "Si è scritta una delle pagine più brutte per il nostro porto". All'orizzonte presidi e scioperi. La richiesta è quella di sospendere gli effetti dell'ordinanza almeno fino al pronunciamento, nel merito, del Tar, previsto per giugno. Oltre al danno anche la beffa per la società italo belga che deve farsi carico dei costi del trasporto della merce, via gomma, fino a Civitavecchia. Dura la consigliere regionale Roberta Angelilli  

CIVITAVECCHIA - La bananiera non scaricherà a Civitavecchia. È scaduto l'ultimatum lanciato dalla Cfft all'Authority questa mattina alle 10. La nave è stata quindi dirottata a Livorno. Attesa febbrile per i lavoratori sotto Molo Vespucci, nella speranza di conoscere la decisione dell'Adsp con un presidio pacifico. Alle 10 è arrivata la conferma che la bananiera avrebbe scaricato in un altro porto, evidentemente l'Adsp non ha cambiato idea e la nave, come promesso, è salpata per altri lidi. 

Pesante l'assenza del presidente dell'Authority Francesco Maria di Majo mentre il segretario generale Roberta Macii ha tentato di gestire la situazione con Cfft e Rtc, alla ricerca di una mediazione o di un possibile accordo.

I vertici della società italo belga con i sindacati hanno convocato una conferenza stampa presso il proprio terminal. (SEGUE)

"Non mi sarei mai aspettato di arrivare a questo punto: oggi si scrive una delle pagine più brutte per il nostro porto". È l'amara considerazione del segretario della Filt Cgil Alessandro Borgioni che questa mattina ha atteso sotto Molo Vespucci insieme ai lavoratori la decisione dell'Adsp. "Abbiamo trovato le porte chiuse - ha spiegato, rimarcando il fatto che la porta scorrevole dell'ente fosse stata bloccata - questo è il segnale dell'isolamento dell'Authority dal resto del contesto con cui invece dovrebbe dialogare. Un traffico che viene mandato via fa male a tutti. Questo è un porto in contrazione e cosa si fa? Si rischia di perdere uno dei pochi traffici in espansione, senza dare la possibilità ad una delle pochissime aziende che si sono date da fare, portando lavoro, di crescere". Il sindacato è molto critico: si aspettava una maggiore partecipazione da parte dell'Adsp e un accordo tra i due soggetti, impossibile però da trovare nei soli 45 giorni di proroga concessi questa estate. "Respingere i traffici oggi - ha aggiunto Borgioni - significa compromettere la credibilità dello scalo: sbaglia chi pensa che si possa vivere solo di crociere e traghetti. Una cosa è certa: qualcuno, nel breve periodo, deve avere il coraggio di decidere: le istituzioni preposte sono dentro Molo Vespucci". L'auspicio, considerato che il ritiro dell'ordinanza è stato chiesto più volte invano, è che almeno venga concessa un'ulteriore proroga, almeno fino a giugno, fino a quando cioè il Tar non esprimerà la propria sentenza nel merito. Perché perdere un traffico come quello di Chiquita significa depauperare il porto". 

In effetti si parla oggi di 140mila tonnellate di merce con 7000 container: il che significa il 10% del traffico container totale del porto. E per Cfft il 60% circa del lavoro. Numeri che parlano chiaro. Alle 15.30 si riunisce la commissione regionale permanente Trasporti ed Infrastrutture, convocata inizialmente per discutere della zona logistica semplificata e dello sviluppo dello scalo, con l’audizione anche del presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo. “La Zls ha senso se ci sono i traffici – ha aggiunto Borgioni – oggi bisogna riportare l’attenzione proprio su questo aspetto. Per rispetto istituzionale, non nei confronti di Molo Vespucci, ma della Regione, attendiamo l’esito della riunione. Nel frattempo però i lavoratori non stanno a guardare: proclamiamo lo stato di agitazione andremo avanti con presidi, il primo in occasione del prossimo comitato di gestione, fino allo sciopero, coinvolgendo però tutto il porto. Perché questo non è un problema di un’azienda, ma dell’intero scalo”. (Agg. 08/11 ore 13.32)

 LA SOCIETÀ – Per il vicepresidente di Cfft Sergio Serpente, che da sempre vive il porto, con la chiusura di oggi dell’Adsp “si è spento un faro e si è consumata – ha tuonato – l’incapacità che oggi c’è nella gestione dell’Authority”. E ringraziando i vertici  belgi della società per la pazienza dimostrata, sottolineando come in questi mesi si siano portate avanti le ragioni della Chiquita, azienda leader nel settore, Serpente ha evidenziato quella che è la più grande inadempienza dell’Adps: quella cioè di non aver mai convocato Chiquita, per affrontare insieme il problema. “Nessuno si sente più garantito da persone che trattato la merce ed i traffici in questo modo – ha aggiunto – e pensare che ci abbiamo messo 15 anni per riconquistare il traffico, che ha avuto un boom nel 1978. Perso nel 1992 perché non avevamo le strutture idonee rispetto agli altri scali, lo abbiamo riafferrato nel 2006 grazie proprio alla fiducia del gruppo belga, ed è cresciuto negli anni, con Chiquita che è stata da traino anche per gli altri clienti”. E sulla bozza di accordo presentata ieri in extremis da Rtc, attorno alle 15.30, Serpente ha ribadito che “Cfft non rinuncerà a nulla di quanto conquistato in 14 anni: non siamo in vendita – ha concluso – e non ci svendiamo a nessuno”.

Ed il manager operations del Terminal, Gianluca Rossi, amareggiato per quanto accaduto oggi, spera ancora che entro la prossima settimana, quando dovrà sbarcare la prossima nave, la situazione sia cambiata. Oggi intanto Chiquita, attraccando a Livorno, ha caricato i costi del trasporto della merce fino a Civitavecchia, su gomma, proprio su Cfft: oltre a danno anche la beffa. Si parla di almeno 40mila euro. “Con il discorso sull’arrivo o meno della nave – ha spiegato – è come se si stesse facendo una scommessa sulla pelle dei lavoratori, contro Cfft e l’economia del territorio. L’aver puntato fino ad oggi all’eccellenza paradossalmente ci si sta ritorcendo contro. Abbiamo sempre lavorato con professionalità, nel rispetto delle regole, garantendo il servizio migliore ai nostri clienti e facendo crescere, solo negli ultimi tre anni, l’occupazione del 300,400%. Mi sarei aspettato una scelta più responsabile, almeno la proroga in autotutela di sei mesi, fino al pronunciamento del Tar, a tutela dei lavoratori e soprattutto dell’immagine del porto, che oggi ne esce inaffidabile. Certo che il danno di oggi si ripercuoterà nei prossimi mesi, nelle trattative in corso – ha concluso – danneggiando in modo irreparabile l’immagine di Cfft. E qualcuno, di certo, ne dovrà rispondere”. (Agg. 08/11 ore 14.44)

(08 Nov 2018 - Ore 11:41)

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