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CasaPound contro il corso di romeno

Ladispoli. Botta e risposta tra l’avvocato Rossetti e il preside Agresti. Il dirigente della Melone: "Non è finanziato da fondi statali"

LADISPOLI - I corsi di Rumeno alla Melone continuano a far discutere. Dopo alcune, a volte sterili, polemiche sollevate sui social arriva il botta e risposta tra l’avvocato Rossetti, responsabile di CasaPound Italia a Ladispoli, e il Dirigente Scolastico, Agresti. «In merito ai corsi obbligatori di lingua romena nelle scuole pubbliche - scrive in una nota Rossetti - forse è il caso di ribadire la nostra posizione, ovvero sempre dalla parte degli italiani e a tutela delle nostre radici. E’ arrivato il momento di dare noi cittadini qualche voto alle scuole italiane, dove si dovrebbero formare i nostri figli. Forse tutti gli operatori scolastici dovrebbero mettere i piedi per terra e considerare il ruolo che svolgono nella formazione dei giovanissimi che si vedono affidati». (agg. 14/09 ore 9.09) segue

LA CRITICA DI CASAPOUND. «Chi ha modo di confrontarsi con i nostri ragazzi - si legge sempre nella nota di Casapound -, si rende conto del dramma al quale ci stiamo purtroppo abituando. Molti di loro non distano troppo dall’analfabetismo, e non per colpa loro. Se vediamo come parlano e scrivono in italiano viene da mettersi le mani nei capelli. In esami di abilitazione professionale ci sono spesso bocciature per errori sintattici, ortografici e grammaticali. Quando i nostri ragazzi scrivono abbreviano parole intere con solo consonanti. Neanche fossero giovani babilonesi. Nessuno ignora le problematiche di budget, di organico e di organizzazione, ma credo gli sforzi dovrebbero essere diretti a migliorare le materie che incideranno maggiormente sulla formazione e sulla vita dei giovani, non creare corsi obbligatori di uno stampo che potrebbe apparire ideologico, di questo o quel dirigente scolastico. Mi si dirà che è una questione generale di cultura, il Preside Agresti già anni fa mi rispose così in una discussione pubblica su Twitter, e io a queste obiezioni rispondo come allora: la cultura va bene tutta, ma siamo italiani e i nostri giovani ignorano quasi interamente la nostra cultura. Forse è nostra responsabilità profondere ogni sforzo per insegnare bene la Nostra cultura!». E incalza: «Il fatto che sia la “Nostra” deve tornare ad essere un valore aggiunto, non un elemento di disinteresse. Se a qualche dirigente scolastico avanzano tempo e soldi, anche se ne dubito visto che spesso si studia addirittura in edifici pericolanti, li impieghi in corsi di approfondimento storico, o fondamenti di latino, o in qualsiasi altro aspetto della nostra, stupenda, sconfinata, cultura». Poi un attacco diretto ad Agresti: «Vorrei fargli notare che dalle sue parole si evince l’intoppo, quando dice che è stato premiato in Romania e criticato in Italia: qui sta la conferma che dovrebbe far capire che non sta facendo gli interessi degli studenti italiani, bensì dei romeni e lo sta facendo in una scuola pubblica italiana, con i soldi e ili futuro dei contribuenti italiani!». «Quanto alle critiche ricevute, esse sono quelle dei genitori dei bambini che gli sono affidati, e sono sacrosante. Anzi me ne farei portavoce personalmente, perché quelle critiche derivano dalla decisione di obbligare i loro figli a studiare una lingua di nessuna utilità internazionale, di una popolazione crescente sul nostro territorio che non sempre pare entusiasta di integrarsi e che tiene alle proprie origini più di quanto molti italiani tengano alle proprie». E conclude: «Dirò di più, anche se i corsi non fossero obbligatori, non sarebbero lo stesso opportuni, perché è una “distrazione” (in senso ovviamente atecnico) di fondi pubblici, pagati da quegli stessi genitori che criticano e giustamente si ribellano. Se ne faccia una ragione, reside Agresti: lei dirige una scuola pubblica, non una associazione ideologica o di categoria, non spettano a lei direzioni di politica sociale e di pseudo-integrazione». (agg. 14/09 ore 9.30)

LA REPLICA DI AGRESTI. Immediata la replica di Agresti: «Se solo avesse avuto la bontà di leggere fino in fondo la mia lettera aperta, senza limitarsi al solo titolo sono certo che anche Lei, che reputo persona molto intelligente, avrebbe compreso il senso della nostra azione e la avrebbe approvata. La invito, con amore, a leggere o rileggere il mio testo. Se lo farà, cercando di comprendere il senso delle mie frasi contorte e sgrammaticate, si accorgerà, ad esempio, che lo Stato Italiano non sborsa nemmeno un centesimo per questo progetto. Farà anche tante altre piacevoli scoperte che La indurranno a plaudire all’iniziativa. Cosa che è avvenuta per una decina di iniziali haters i quali, invitati a leggere interamente l’articolo, hanno compreso, si sono ricreduti e si sono anche complimentati». «Concordo ovviamente sulla Sua osservazione relativa alla povertà della Scuola (in tutti i sensi), non è un caso se si diffonde sempre più una spocchia arrogante contro la scienza e la cultura - prosegue il preside -, ma è male informato sulla “Melone” che è una eccezione sul territorio (non certo per mio merito, ma per la bravura e la passione dei docenti e del personale che vi lavora). La “Melone” è una eccellenza sia per la preparazione che offre ai suoi studenti (grazie ai docenti), sia per le strutture (grazie al Sindaco). «Carissimo avvocato, per favore -, conclude il dirigente della Melone -, legga il mio articolo fino in fondo. Ovviamente non sono un ingenuo e so che, poiché Lei ha un ruolo nel Suo partito, so che non potrà mai ammettere che io abbia ragione. La invito però a venire a scuola per andare insieme al bar dove Le offrirò volentieri una colazione e, senza orecchie indiscrete, potrà dirmi ciò che veramente pensa della nostra iniziativa». (agg. 14/09 ore 10)

(14 Set 2018 - Ore 09:09)

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