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Apnea notturna: rischi e cure

Presso il reparto di cardiologia del San Paolo viene effettuata la polisonnografia, esame utile alla diagnosi. La sonnolenza durante il giorno è uno dei sintomi principali della patologia ed è probabile causa di numerosi incidenti stradali. I pazienti studiati a Civitavecchia

di FRANCESCO BALDINI

CIVITAVECCHIA - Presso il reparto di cardiologia del San Paolo, sulla base di un  progetto in collaborazione tra la Asl e la Fondazione Cassa di Risparmio, viene effettuata la polisonnografia, esame  utile a riscontrare la presenza di apnea notturna, cioè la mancanza di flusso respiratorio durante il sonno per almeno dieci secondi. La sonnolenza durante il giorno, probabile causa di numerosi  incidenti stradali, costituisce uno dei sintomi principali della patologia, tanto che  una recente normativa stabilisce  l’obbligo della terapia   previo ritiro della patente. Essa determina anche una compromissione della  qualità delle vita  con pesanti ripercussioni sull’apparato cardiovascolare. Ne parliamo con il dottor Marco Di Gennaro   responsabile della cardiologia dell’ospedale San Paolo e con il dottor Giovanni Biscotti, borsista presso la stessa cardiologia.

È una malattia frequente?

Secondo i dati pubblicati recentemente sul Journal of the American college of cardiology, l’apnea ostruttiva durante il sonno   è presente  nel 35% degli uomini e nel 17% delle donne e non sempre è diagnosticata. La sua prevalenza è particolarmente elevata nei pazienti con ipertensione arteriosa (30 - 80%), cardiopatia ischemica (35-65%), ictus (55 – 75%), aritmie (20-50%), scompenso (12-55%). 

Perché è importante fare la diagnosi? 

L’apnea ostruttiva  risulta essere un importante fattore di rischio cardiovascolare; da qui l’importanza di una precoce diagnosi  e di una appropriata terapia al fine di modificare tale rischio.

Cosa può provocare? 

L’apnea ostruttiva è causa di ipertensione arteriosa ed è associata ad un’aumentata incidenza di ictus, scompenso cardiaco, fibrillazione atrialee e cardiopatia ischemica. Quando è particolarmente grave è anche associata ad un aumento della mortalità non solo cardiovascolare.

Cos’è in pratica l’apnea ostruttiva?

L’apnea ostruttiva è l’assenza di flusso inspiratorio per almeno dieci secondi;  c’è poi un’ipoapnea, ovvero una  diminuzione del flusso respiratorio, che dura dieci secondi o più ed è accompagnata da una diminuzione dell’ossigeno nel sangue e da un’iperattivazione simpatica. Anche se la causa precisa non è conosciuta, il risultato finale è un’ostruzione delle vie aeree superiori che porta all’impossibilità di respirare. 

Quali sono i fattori di rischio? 

L’obesità è il maggior fattore di rischio e i meccanismi con i quali può determinare un’ostruzione sono complessi;  per la maggior parte sono dovuti ad effetti definibili come ‘‘meccanici’’ e diretti sulle vie respiratorie.  Va, però, tenuto conto che nel 20 – 40% dei casi non è presente obesità: qui possono entrare in gioco altri fattori non anatomici ma funzionali.

Quali sono le conseguenze?

Il sonno è vantaggioso dal punto di vista cardiologico ed è un momento positivo per l’apparato cardiovascolare. La presenza dell’apnea ostruttiva va a disturbare il regolare ‘‘sonno’’ del paziente e questo provoca quattro conseguenze:  la prima è l’alterazione dei gas arteriosi nel sangue con riduzione di ossigeno e fluttuazione dei livelli di anidride carbonica;  la seconda sono i numerosi risvegli; la terza è una diminuzione dell’attività parasimpatica e un aumento dell’attività del sistema nervoso simpatico;  la quarta sono notevoli variazioni della pressione intratoracica che si ripercuotono negativamente sul cuore.  L’apnea ostruttiva può determinare, inoltre, disfunzioni metaboliche; essa è, infatti, indipendentemente associata con la sindrome metabolica e con la resistenza all’insulina che può giovarsi del trattamento specifico dell’apnea.  

Esiste una  terapia?

Per la cura dell’apnea ostruttiva viene utilizzato il trattamento Cpap (Continuous positive air way pressure). Una sorta di maschera che ad ogni atto inspiratorio manda dentro l’aria ed una pressione maggiore in modo da superare l’ostruzione che si viene a creare nelle vie aeree.

E i risultati?

La terapia con la Cpap ha un effetto positivo sull’ipertensione arteriosa tanto maggiore quanto più resistente, rispetto ai farmaci normalmente utilizzati, era la pressione. Questo si traduce anche  in una minore incidenza di complicanze legate alla pressione stessa. La terapia dell’apnea ostruttiva determina un effetto positivo anche sull’ipertensione polmonare, un effetto tanto più grande quanto più grave è l’ipertensione. Sulla base di questi dati l’Associazione cardiologica americana raccomanda di eseguire una polisonnografia in tutti i pazienti con ipertensione polmonare. 
Questa raccomandazione  deriva dall’idea che una terapia mirata dell’apnea potrebbe migliorare e prevenire un ulteriore deterioramento della pressione polmonare. La terapia riduce anche le probabilità di fatti ischemici cerebrali, tanto che viene suggerito di  eseguire una polisonnografia sulla base dell’alta prevalenza di apnea in questi pazienti.Con la terapia per l’apnea ostruttiva si riduce notevolmente anche l’incidenza della fibrillazione atriale sia dopo cardioversione che dopo ablazione.

È sufficiente la Cpap ?

Nonostante l’efficacia della Cpap è importante che si associ ad essa  anche attività fisica e riduzione di peso. 
Si è visto infatti che l’attività fisica regolare migliora, con vari meccanismi,  l’apnea, così come  svolge un ruolo importante (anche se non determinante) il dimagramento  in associazione alla Cpap.

(06 Giu 2017 - Ore 15:05)

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