Data: 24/03/2003 17:47

Compravano auto con assegni scoperti

Sgominata dai carabinieri una banda di cinque truffatori, che aveva aperto un plurimarche acquistando con titoli falsi vetture di lusso delle marche più note: un colpo da 800mila euro

Notizia:
Un autosalone, una rivendita di auto di lusso all’apparenza regolare. Ed invece dietro di essa c’erano cinque truffatori, alcuni di essi pregiudicati, che hanno messo a segno un colpo da 800.000 euro. È quanto hanno scoperto i carabinieri del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Civitavecchia, guidati dal tenente Antonio Oliviero insieme al comandante locale Massimo Scolamacchia che stamani hanno concluso la cosiddetta “Operazione Car Wash”. I truffatori, i ceretani Tiziano Rappoli e Roberto Paoletti di 36 anni entrambi commercianti, la romana quarantaquattrenne Daniela Ciccia proprietaria di un'agenzia di pratiche auto, l’operaio ciociaro Fernando Corsetti di 59 anni e Lorenzo Pintore, imprenditore sassarese di 56 anni e “mente” del gruppo, hanno aperto un autosalone a Cerveteri, verso la fine della scorsa estate, chiamato “Plurimarche Centro Italia”. Affittuari figuravano il Paoletti e il Rappoli, i quali esposero vetture nuove ed usate da vendere agli acquirenti. Il reato è stato commesso al momento dell’acquisto delle macchine, avvenuto da importanti rivenditori romani di marchi come Bmw, Mercedes, Audi, Porche e Volkswagen. Al momento del primo acquisto, gli arrestati si presentavano come persone rispettabili e, vantando garanzie personali e patrimoniali, ottenevano le macchine. I primi contratti stupilati sono stati regolarmente pagati finchè non è scattata la trappola: le auto acquistate successivamente sono state pagate a mezzo cambiali od assegni post datati che, al momento della riscossione, risultavano scoperti. In pratica, i malviventi avevano aperto due conti correnti presso la stessa banca. In uno di essi è stata depositata una cospicua somma, e serviva da copertura, mentre l’altro era pressochè vuoto. Il primo è stato subito prosciugato mentre dal secondo si staccavano gli assegni a vuoto. La truffa è venuta fuori a novembre, quando i rivenditori si sono accorti del raggiro ed hanno reclamato la restituzione delle vetture, denunciando il fatto. È emerso anche che persino l’affittuario dell’autosalone era stato truffato dalla banda. Insieme ai conti, era scomparso persino l’autosalone. A questo punto, entrano in gioco i carabinieri, coordinati dal procuratore capo Consolato Labate e dalla sostituta Sabina Calabretta, incaricata delle indagini. I militari hanno effettuato i controlli classici, con riscontri e verifiche, il cui esito si è avuto alle prime luci dell’alba di oggi. Su ordine del gip Carmine Castaldo, sono andati nelle case dei cinque per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, ricettazione e falso. Il Pintore ha accolto gli uomini del Radiomobile nella casa di Tarquinia, dove erano state sistemate delle auto, pistola in mano anch’essa sequestrata. Chiari i ruoli della banda: Pintore era il finanziatore e garante per le operazioni commerciali compiute da Rappoli e Paoletti; il Corsetti pensava alla commercializzazione delle auto mentre la Ciccia si occupava delle pratiche. Affinchè la truffa riuscisse al meglio, la donna aggiornava le carte di circolazione omettendo di trascivere gli atti di vendita.

 

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